In the Name of God: A Holy Betrayal

Quattro casi sconcertanti, tra sette e religione, che alimentarono, per dei predatori manipolatori narcisisti e sociopatici, il bacino di fedeli convinti di essere davanti all’incarnazione di Dio in terra per poi essere abusati, sfruttati o picchiati fino alla morte. Cosa ancora più sconvolgente è che quasi nessuno di loro ha mai pagato per i crimini commessi, continuando tutt’oggi indisturbati a capeggiare le loro sette.
I primi tre episodi trattano di Jeong Myeong-seok leader della Christian Gospel Mission, o Jesus Morning Star – JMS, le stesse iniziali del suo leader.
Questo si dichiarava il Messia mentre “benediva” violentando le sue discepole, anche 50 fino alle 100 al giorno, dicendogli che ora erano le sue spose e che non dovevano avere altro uomo al di fuori di lui, pena l’inferno. Le sue vittime non lo denunciavano convinte di fare l’opera del Signore.
A incastrare il leader, che aveva agito indisturbato per ben 20 anni, un audio post coitale con una sua discepola, e un video di 5 discepole nude che lo chiamavano attendendolo. Ma la JMS nega il tutto, mentre minaccia le vittime.
Jeong era già stato 10 anni in carcere per aver violentato tre sue seguaci sudcoreane, durante questo periodo i suoi follower gli inviavano foto di giovani discepole.
Jeong Myeong-seok lascia la Corea nel 2003, a causa del mandato d’arresto pendente per le accuse di stupro, volando oltreoceano, tra il 2003 e il 2006. Però per la JMS il profeta stava solo diffondendo in altri paesi la volontà di Dio.
Forzatamente rimpatriato dalla Cina nel 2008, va in prigione per 10 anni, per poi essere rilasciato nel 2018, costretto ad indossare una cavigliera elettronica.
I suoi ultimi capi d’imputazione, in ordine di tempo, riguardano proprio il periodo dopo essere uscito di prigione, altri stupri e tentati stupri (in totale ben 17) tra il 2018 e il 2021.
Jung Myung-seok nega tutto e minaccia querele a destra e a manca. Mentre altre donne, abusate in Giappone e Taiwan, stanno pensando di denunciarlo.
In questo periodo ha continuato indisturbato a proseguire con le sue orge.
A Taiwan sembra sia arrivato ad abusare di un centinaio di ragazze del college, il suo genere di vittime preferite.
Aveva discepole che reclutavano, convertendo al credo del Messia, sempre nuove ragazze che si univano alla Chiesa.
Quando a Taiwan la polizia inizia a riscontrare i primi casi di vittime Jeong Myeong-seok è già ad Hong Kong, volerà infine in Cina, nonostante i mandati di cattura internazionali. Senza mai fermarsi, il suo sogno era arrivare a possedere 10.000 femmine, bambine comprese.
Anche lontano dalla Corea, i suoi discepoli gli inviavano foto delle fedeli, lui le selezionava per farle volare in un’altra nazione fino al suo letto. Ignare che avrebbero conosciuto il Messia in senso biblico. Anche se lui ha sempre predicato sfacciatamente l’assoluta castità a tutti i suoi seguaci.
Il culto è attivo tutt’oggi, partendo dagli anni ’80, la missione era di diffondere la parola del Vangelo nei college e università. Jeong Myeong-seok divenuto subito famoso tra i giovani ed è arrivato a decine e decine di migliaia di fedeli, che farebbero di tutto per il secondo Messia e secondo Cristo. Ad infervorare le folle erano anche predizioni e miracoli vari.
A ricostruire i fatti è il professore Kim Do Hyung, che da più di 20 anni cerca di fermare l’organizzazione cristiana e il suo leader. Questi l’hanno marchiato come nemico numero uno, aggredendo violentemente a sprangate suo padre.
Proprio la JMS ha per prima intimato lo stop a questa docuserie, queste sono le motivazioni: è tutta finzione, viola il principio della presunzione d’innocenza e anche quello della libertà di culto.
Ma la corte del distretto ovest di Seoul ha stabilito che il documentario era basato su un considerevole numero di fatti oggettivi.
Il quarto episodio tratta della setta dei Five Oceans, guidati da Park Soon-ja, e il loro schema Ponzi che li portò alla morte.
Nel 1987 una trentina di seguaci, 28 donne e 4 uomini, vengono trovati impiccati nell’ampio soppalco di una fabbrica di proprietà della setta. Ma molte cose non tornano, ci sono segni di violenza e costrizione, anche sulla stessa leader.
È un suicidio o omicidio di massa?
L’unico ancora vivo è il marito della leader che dice di non sapere degli affari della moglie, in cui erano coinvolti anche i figli. Deceduti insieme agli altri, si sapeva che Park Soon-ja, insieme ai suoi fedelissimi, si era rifugiata da una settimana li, per scappare ai creditori.
La chiesa, nonostante avesse fatto sparire decine di miliardi di won, era infatti più o meno misteriosamente in un mare di debiti.
Park Soon-ja era considerata un’imprenditrice di successo e una filantropa, era chiamata anche Santa Madre, convincendo tutti i suoi fedeli a darle i loro soldi, per anni aveva schiavizzato i suoi seguaci che continuavano a portarle soldi, allettati dall’indice d’interesse che prospettava, finendo per indebitarsi ancora di più.
Era uno schema Ponzi di cui la congrega religiosa fungeva da paravento. Dove erano finiti tutti quei soldi? Si erano tutti suicidati o una o più persone li hanno uccisi?
Non lo sapremo mai.
Il quinto e sesto episodio trattano dell’orrore del Baby Garden, di Kim Ki-Soon, nato nel 1982.
Kim Ki-Soon fonda una religione in nome dell’amore e si fa chiamare Aga, che significa nata senza peccato come un infante (aga in coreano), reincarnazione femminile di Gesù Cristo, manifestazione del divino in terra.
Tutti erano intorno a quest’ape Regina, dovevano amare solo lei, che dopo poco si rivelò una tiranna. Per costruire il suo regno si appropriava di tutti i guadagni dei suoi adepti, facendoli lavorare perennemente, separava famiglie, mogli e mariti, genitori e figli, che invece venivano mandati in città come mendicanti. Mentre predicava l’astinenza abusava dei suoi giovani e bei discepoli. Picchiava o faceva picchiare dai genitori i figli, dai figli le madri, fino alla morte di alcuni. Chi rispondeva, chi non ubbidiva o chi era più bella e desiderata di lei doveva morire.
Fino ad arrivare a quella di Nak-Gwi, un bambino di 5 anni lasciato legato in un porcile d’estate senza cibo o acqua, mentre veniva picchiato ripetutamente da alcune adepte della congrega, inizialmente dalla zia, mentre la madre era a lavoro, il povero Nak-Gwi fu costretto anche a mangiar della cacca. La ragione di tutto ciò era che il bambino fosse posseduto da Satana e doveva essere d’esempio. La madre, convinta dalla leader, subito ne bruciò il corpo, firmando un documento falso sulla causa della morte. Al processo negò che Kim Ki-Soon avesse ucciso suo figlio, sotto minacce e manipolazioni.
Sul finire degli anni ’90 ‘Aga’ venne incarcerata per 4 anni per evasione fiscale e sfruttamento di manodopera.
Kim Ki-Soon con i soldi della comunità religiosa aveva comprato un vasto terreno definito come l’Eden promesso, che sarebbe sopravvissuto alla vicina Apocalisse. Qui costruirono dei capannoni che fungevano da fabbrica, mensa e dormitorio dove gli adepti lavoravano incessantemente.
Alla fine, le vennero imputati tre omicidi, ma siccome i corpi non vennero mai ritrovati, venne nuovamente assolta.
Oggi denuncia Netflix e la rete MBC per calunnia e danni d’immagine.
Gli ultimi due episodi sono dedicati al guaritore della Manmin Central Church, Lee Jae-rock, che truffò i suoi fedeli fino a causarne la morte di alcuni malati di tubercolosi.
Nel 1999 i suoi seguaci irruppero in una stazione televisiva (sempre la MBC) per interrompere la messa in onda di un’inchiesta giornalistica su Lee Jae-rock, il loro leader.
Lee Jae-rock era ritenuto essere un santo dai magici poteri, un secondo Cristo capace di guarire da ogni male, per questo ai suoi adepti era vietato andare in ospedale. Tra spettacoli mirabolanti ed effetti scenici mistici il nostro ridava la vista e faceva camminare gli infermi, sotto il delirio di centinaia di fedeli.
Il tutto a solo scopo di lucro. I soldi arrivavano a palate, grazie a donazioni, foto, gadget, e ticket per ricevere una sua benedizione.
Visitava da vicino le vagine di molte adepte che, grazie al suo tocco e rapporto sessuale, sarebbero state per sempre sane e benedette.
Nel 2018 è stato finalmente condannato a 15 anni di prigione, per aver stuprato 9 sue seguaci.
La Manmin Central Church è tuttora esistente e vanta migliaia di adepti, i suoi, credendolo eternamente giovane e ovviamente immortale, attendono ancora il suo ritorno.
Il potere che viene dato a questi sociopatici grazie al lavaggio del cervello, l’isolamento sociale e le connessioni altolocate, hanno indotto i loro adepti anche a rapire e picchiare a sangue ex affiliati ribelli o chiunque cercasse in genere di smascherarli.
Docuserie true crime in 6 episodi, in lingua con sottotitoli in italiano, su Netflix.
Un continuo e approfondimento della vicenda lo troverete in uno degli episodi di The Echoes of Survivors: i sopravvissuti alle tragedie coreane.
Rating: 








Regista: Jo Seong-Hyeon
Anno: 2023
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