Grégory

Una storia scandalosa intrisa di sangue come una maledizione.
Il 16 ottobre 1984 il piccolo Gregory di 4 anni sparisce da fuori casa sua mentre giocava con la ghiaia, la madre finito di stirare esce e non lo vede più, inizia a cercare, non trovandolo informa il padre del bambino, Jean-Marie Villemin, un caposquadra nella fabbrica di automobili Autocoussin, a Lépanges-sur-Vologne, nei Vosgi.
La madre ne denunciò la scomparsa alla polizia alle 17:50; verso le 21:15, il cadavere del bambino fu ritrovato, vestito e con il volto coperto da un cappellino, bloccato in un canale della Vologne, a Docelles, a sette chilometri da Lépanges-sur-Vologne.
Il suo corpo non mostrava tracce di violenza o graffi, ma aveva gambe e mani legate da un filo, con le mani incrociate sul ventre.
Due giornalisti erano già sul luogo e così che Philippe Jéchoux e Patrick Gless, rispettivamente giornalista freelance e fotografo del giornale La Liberté de l’Est, fecero le loro prime scioccanti foto.
Il giorno dopo tutta la Francia vide la foto in prima pagina.
Ad occuparsi del caso un Giudice superficiale e vanesio che sfruttò la tragedia per acquisire fama. E alle indagini la Gendarmerie.
Jean-Marie Villemin e la sua famiglia, di 70 parenti, erano tormentati dalle lettere minatorie e dalle telefonate del Corvo. Qualcuno che conosceva tutte le vicende familiari e invidiava il Capo che era riuscito ad avanzare di grado rispetto a tutti loro dipendenti. Queste minacce durarono per anni ma poi improvvisamente il Corvo non si fece più vivo per un anno.
Il corvo fece una chiamata telefonica a uno dei fratelli di Jean-Marie Villemin, Michel, il 16 ottobre alle 17:32, dicendo che il bambino era stato gettato nel fiume.
Il 17 ottobre, una lettera anonima indirizzata al padre del bambino rivendicò il delitto: «Spero che morirai di dolore, capo. Non è il denaro che ti ridarà tuo figlio. Questa è la mia vendetta, stronzo».
La lettera era stata inviata da Lépanges-sur-Vologne, il giorno del delitto, prima delle 17:15 (secondo il timbro). Questo “corvo” aveva la voce roca e aveva minacciato la coppia Villemin per circa quattro anni e la morte di Gregory ne era l’epilogo.
Si fecero fare dettati calligrafici di tutti per scovare il Corvo.
Improvvisamente una ragazzina, Murielle Bolle, tra i vari interrogati tra famiglia vicini amici e parenti, dice che il marito di sua sorella, Bernard Laroche, quel giorno andò a prenderla a scuola e lungo il tragitto si fermò e portò quel bambino in auto, dopo un po’ si fermò prendendo con se il bambino per poi ritornare da solo in macchina.
Bernard Laroche cugino di Jean-Marie Villemin fu arrestato, le dichiarazioni fatte alla polizia furono ripetute da Murielle in udienza davanti al giudice istruttore di Épinal, Jean-Michel Lambert, il 5 novembre 1984, che incolpò Bernard Laroche il giorno stesso, e subito i giornali lo accusarono con i titoli “l’assassino Laroche”.
Il 9 novembre 1984 furono ritrovate una fiala e una siringa di insulina, vicino al luogo dove i pompieri avevano recuperato il corpo di Gregory, questo era stato indicato da Muriel Bolle come il luogo dove Bernard Laroche sarebbe sceso dalla vettura con Grégory. Questo poteva suggerire che avessero mandato Gregory in coma ipoglicemico prima di gettarlo nel fiume, vista anche l’espressione serena che aveva il bambino quando fu ritrovato.
Grazie all’avvocato di Laroche, un giornalista e sua moglie, che scrivevano lo stesso articolo rivenduto a più giornali di Francia sotto diversi alias, e a un agente della polizia giudiziaria, che voleva accaparrarsi il caso a dispetto della Gendarmerie, ente opposto al loro e con cui erano in perenne competizione.
Riescono, dopo la ritrattazione di Murielle, a far scagionare Laroche.
Quel giorno, davanti ai giornalisti, Jean-Marie Villemin annunciò la sua intenzione di ucciderlo all’uscita del lavoro.
Marie-Ange Laroche chiese allora, per suo marito, la protezione della polizia (ma questa in quel momento non era più responsabile del caso).
Il 29 marzo 1985, Bernard Laroche fu ucciso con un colpo di fucile da Jean-Marie Villemin davanti casa, ritenendolo ancora colpevole per la morte del figlio.
A questo punto senza più un colpevole bisognava trovare un nuovo Mostro da sbattere in prima pagina: la madre è lei l’assassina.
Nel marzo 1987, la Corte di cassazione rinviò il caso davanti alla corte d’appello di Digione. La corte dispose che venissero effettuate delle indagini ulteriori, successivamente svolte dal presidente Maurice Simon fino al 18 gennaio 1990 (giorno in cui cadde in coma dopo un infarto e soffrì di amnesia al risveglio).
Finalmente un Giudice oculato che si mise a rifare le indagini da zero scoprendo molti nuovi elementi, in primis che non poteva esser stata la madre in quel breve lasso di tempo a disposizione.
Ma quasi alla fine delle indagini un giornalista intervistò ufficiosamente il Giudice, quando in realtà aveva un registratore acceso, denunciando poi al mondo la violazione del segreto istruttorio. Il Giudice si rese conto di esser stato incastrato e rovinato, gli venne un infarto e dopo un periodo di coma si risvegliò senza quasi ricordi.
Il Giudice Jean-Michel Lambert, ritenuto responsabile, e ascoltato come testimone al processo di Christine Villemin, dopo che ne aveva sfruttato la storia scrivendo un inutile libro intitolato “Il piccolo giudice”, e massacrato dalla stampa si suicidò.
Dopo si occupò del caso il presidente Jean-Paul Martin fino al settembre 1992.
Il 3 febbraio 1993 fu pronunciata sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Christine Villemin per “totale mancanza di prove”, una novità assoluta nel diritto penale francese.
Il fascicolo contro di lei era completamente privo di prove a carico.
Il giudizio di 100 pagine reso dalla corte d’appello di Digione spiegò che “l”inchiesta è stata resa difficile dalle mancanze delle indagini iniziali, dagli errori di procedura, dalla rivalità polizia-gendarmeria, le critiche tra specialisti, e dalla copertura mediatica estrema di questo misterioso dramma ». Il tribunale parlò anche di ‘gravi accuse’ contro Bernard Laroche per la scomparsa del bambino, ma precisò che era «impossibile affermare che Gregory fosse stato ucciso da Bernard Laroche»
Jean-Marie Villemin fu processato per l’omicidio di Bernard Laroche nel novembre 1993 a Dijon. Dopo sei settimane di udienze, fu condannato a 5 anni di carcere con uno sospeso, vista l’attenuante delle condizioni drammatiche in cui è maturato il delitto. Fu liberato due settimane dopo il verdetto, poiché la sua condanna era stata scontata con la detenzione precedente.
A tutt’oggi, dopo che Christine fu scagionata, dopo che il marito fu scarcerato, i due si sono trasferiti e hanno 3 figli, ma ancora non sanno chi abbia ucciso Gregory e chi fosse il Corvo. In una comunità che ancora non parla.
In tutto 5 episodi per questa Docuserie true crime su Netflix.
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Anno: 2021
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