Il mostro

Ha ragione Sollima (Gomorra, Romanzo Criminale, Suburra) in questa oscura storia, dove a distanza di anni ancora non si hanno risposte certe, di Mostri ce ne sono tanti.
L’unico filo conduttore in diciassette anni di terrore e degli otto duplici omicidi, avvenuti tra il 1968 e il 1985, è l’arma usata, una beretta calibro 22 mai rinvenuta.
Una delle più lunghe e complesse indagini italiane sul primo e più brutale serial killer della storia del Paese: Il mostro di Firenze.
Tra inquinamento delle scene del crimine, le indagini sotto le pressioni dell’opinione pubblica, gli errori giudiziari e le false piste.
In una storia dove i mostri possibili, nel corso del tempo e delle indagini, sono stati molti, il racconto tratta proprio di loro, i possibili mostri, dal loro punto di vista.
Tra collusioni, invidie, usanze arcaiche e violenze di ogni tipo sulle donne, le mogli che hanno subito, quelle che si sono ribellate a costo della vita, stupri, dichiarazioni e ritrattazioni.
Gli inquirenti, dopo una scia di sangue negli anni ’80 iniziano a indagare su casi passati con simile modus operandi e la stessa pistola.
Da qui inizia il filone di indagine sarda, con protagonisti Stefano Mele, Giovanni Mele, Francesco Vinci e Salvatore Vinci.
Il marito della vittima si autoincolpa del primo duplice omicidio della moglie e del suo amante.
La famiglia l’ha spinto a compierlo o solo ad incolparsene? Dopo la prigione questo incolpa il suo ex capo ex amante della moglie, ma la moglie di questo continua a fornirgli un alibi. Poi è stato il cognato della vittima, comprata dalla sua famiglia in cambio di terra e pecore, per invidia e per zittire le voci nel paese sui tradimenti della donna, insieme al parente panettiere. Ma gli omicidi continuano.
Ogni episodio è dedicato a questi mostri, anche se la polizia continua a brancolare nel buio.
Le quattro puntate terminano con un Salvatore Vinci, che al processo viene rilasciato perchè Stefano Mele non ricorda più la confessione di Vinci sull’omicidio della prima moglie. Così Vinci fa perdere le sue tracce e sparisce nel nulla. E i delitti finiscono, una coincidenza?
Solo alla fine del quarto episodio viene denunciato da un vicino Pacciani, un campagnolo che sa far di tutto e dal cervello fino, che tiene segregate le due figlie.
Ovviamente ci sarà un seguito, così come le indagini, perché in questa prima stagione si parla solo degli inizi.
Tutto è lento, tra avanti e indietro nel passato, eventi inquietanti nella normalità di questi Mostri, oscure e perverse relazioni, in un ambiente rurale e patriarcale intriso di tradizioni sessiste e violente, in un familismo incestuoso e ricattatorio dove le donne venivano violentate, anche dal novello suocero, e date in moglie senza il consenso, il moralismo ipocrita sociale a una promiscuità sessuale tra il morboso e il patologico, dal voyerismo al femminicidio.
Cosa ci aspetta nel seguito delle indagini?
La storia di Pietro Pacciani, condannato all’ergastolo, poi assolto, poi morto durante il secondo processo d’appello, che si intreccia con quella di Mario Vanni e Giancarlo Lotti, che furono condannati, ma solo per alcuni dei delitti. Lasciando dubbi enormi e riaprendo infinite piste alternative, pure quelle delle sette sataniche, ma mai provate veramente.
In tutto 4 episodi da 60 minuti ognuno su Netflix.
Inquietantemente ben fatto, e bravi tutti gli attori sconosciuti.
Rating: 








Ideatore, soggetto e sceneggiatore: Leonardo Fasoli, Stefano Sollima
Regista: Stefano Sollima
Cast
Marco Bullitta: Stefano Mele
Valentino Mannias: Salvatore Vinci
Francesca Olia: Barbara Locci
Liliana Bottone: Silvia Della Monica
Sergio Albelli: Piero Luigi Vigna
Giacomo Fadda: Francesco Vinci
Antonio Tintis: Giovanni Mele
Claudio Vasile: Antonio Lo Bianco
Anno: 2025
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