La storia di Giacobbe ed Esaù nella Bibbia

Nel libro della Genesi si narra la storia di Giacobbe e suo fratello Esaù, probabilmente parenti lontani dei nostri Jacob e MIB (o Esaù che dir si voglia).

Lungi da questo blog la maledizione di Isacco di voler affiancare sacro e profano, mi è sembrato interessante però, sottolineare alcuni passaggi, in cui possiamo ritrovare certi aspetti della caratterizzazione dei nostri eroi televisivi.

Cominciamo dall’inizio: nella Bibbia si narra che Esaù è il primogenito e Giacobbe “teneva in mano il calcagno di Esaù”, che quindi nasce per secondo. I due erano litigiosi già nel grembo materno, tanto che il Signore annuncia alla madre Rebecca che i due si scanneranno tuttalavita.

La Bibbia dice che il preferito di mammà era Giacobbe. Ad oggi (episodio 6.15) non abbiamo ben capito cosa la madre pazza ha in serbo per i due ragazzi visto che considera MIB/Esaù “special” ma molto simile alla gente di là, cattiva e distruttrice e al povero Jacob lo liquida con “Vi amo in maniera diversa”. Però sta di fatto che poi “sceglie” definitivamente Jacob come suo “successore”, facendolo ubriacare con il vin santo.

Gli intrighi di Giacobbe e sua madre ai danni di Esaù

Da questo punto in poi è difficile trovare una vera e propria somiglianza con i due personaggi lostiani però è interessante sapere che infimo soggetto fosse il biblico Giacobbe (in combutta con la sua iena madre) disposto a tutto per soffiare la primogenitura (e relativa benedizione eterna del padre Isacco) a suo fratello Esaù.

Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire».

Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa. Rebecca disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù: Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte. Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine: Va’ subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte». […]

Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; […] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato. Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica».

Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore me l’ha fatta capitare davanti». Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no». Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù».
Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse. Gli disse ancora: «Tu sei proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono». Allora disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve. Poi suo padre Isacco gli disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!».

(Genesi 27, 1-26)

Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello. Anch’egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: «Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica». Gli disse suo padre Isacco: «Chi sei tu?». Rispose: «Io sono il tuo figlio primogenito Esaù». Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: «Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l’ho benedetto e benedetto resterà».

Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!». Rispose: «È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione». Riprese: «Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? Già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!». Poi soggiunse: «Non hai forse riservato qualche benedizione per me?». Isacco rispose e disse a Esaù: «Ecco, io l’ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l’ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?». Esaù disse al padre: «Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!». Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.

Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
«Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto.
Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo
».

Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: «Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe». Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: «Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti. Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano. Rimarrai con lui qualche tempo, finché l’ira di tuo fratello si sarà placata; finché si sarà placata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?».

(Genesi 27, 30-45)

La storia biblica continua con il racconto della vita da esiliato di Giacobbe che però, furbo come una faina, riesce comunque a tirar su la sua bella discendenza, vivendo però con il sacro timore di incontrare di nuovo il fratello incazzato.

Di ritorno nella sua terra, dopo anni di esilio, organizza quindi una – dicesi paraculata – per tenersi buono il fratello: si fa anticipare da una carovana di regali per Esaù.

Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù: duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: «Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l’altro». Diede questo ordine al primo: «Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?, tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco egli stesso ci segue». Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: «Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo troverete; gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue». Pensava infatti: «Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza». Così il dono passò prima di lui, mentr’egli trascorse quella notte nell’accampamento.

(Genesi 32, 14-22)

Poi Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù che aveva con sé quattrocento uomini. Allora distribuì i figli tra Lia, Rachele e le due schiave; mise in testa le schiave con i loro figli, più indietro Lia con i suoi figli e più indietro Rachele e Giuseppe. Egli passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello. Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.

(Genesi 33, 1-4)

E fu così che Giacobbe dovette abbassare la cresta davanti al magnanimo fratello e vissero felici e contenti.

La morale? Lost finirà con un bel “scurdamm’c o’ passat” “Scurdat’v” la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta stagione, gli intrighi, le connessioni, i misteri, le grotte, le caverne e le lenticchie. This is the end. Tutte le guerre si risolvono con un abbraccio, tutte le regole verranno spazzate via dal vento di pace del fratello che perdona il fratello.

E vissero felici, contenti e…

LOST!

A cura di: keira

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