James e il suo dolore – 3.19

dalla puntata 3.19  – Il brigantino – The brig

È stato oltremodo scorretto (e tanti altri aggettivi), da parte di Locke, far fare il lavoro sporco e far risporcare le mani di sangue a James, che non voleva in nessun modo uccidere di nuovo, perché sa del peso che si porta sulla coscienza quando commetti un orrore del genere.

Non so ora come reagirà per aver commesso quest’altro omicidio, tutto questo strazio interiore dove lo porterà, se di nuovo sull’orlo del baratro in cui era quando è precipitato sull’isola.
Ora è molto concentrato sulla nuova situazione da affrontare ma non so dopo averla risolta James cosa sarà e come gestirà il suo dolore.

Dopo la prigionia ad Alcatraz, che ha subito James, l’abbiamo visto molto segnato e cambiato, in primis la totale perdita di speranza di fuga da lì, poi c’è stato un successivo momento che fa notare quanto la prigionia, le torture fisiche e psicologiche l’avessero scalfito, quando Locke l’ha chiuso in quella stanza con Ben (quello che lui credeva fosse Ben), il suo carceriere e torturatore.

Neanche in prigione l’abbiamo visto così disperato, manteneva quell’aria spavalda e menefreghista; anche ad Alcatraz ha mantenuto esteriormente quest’atteggiamento, ma per me, solo per non far spaventare Kate e per non far perdere la speranza a lei. Ha fatto il “forte” per rendere “forte” lei.
Invece dentro di se le cose son andate diversamente, veramente ha creduto ed è stato spaventato più volte dall’idea di morire, prima ha combattuto, poi s’è rassegnato lì in ginocchio davanti a Pickett, poi esausto ha anche sfidato la morte avanzando in spiaggia contro quell’arma puntata.
Ma fondamentalmente dentro di se, per tutto quel tempo, ha avuto veramente paura, è stato terrorizzato. Ed anche per questo, per me, non se l’è sentita di ripartire subito alla ricerca di Jack, aveva troppa umanamente paura.

E tutta questa paura e terrore è uscita appena Lock ha chiuso quella porta, è entrato da sbruffone, come fa lui con quel “well well well” ma appena si è sentito in trappola ha reagito violentemente al terrore. Subito ha iniziato disperato a prendere a pugni quella porta, urlando, come se dovesse scappare da una stanza in fiamme, come se davvero dovesse scappare da un inferno che lo stava avviluppando.
È totalmente irrazionale la sua paura, come se quell’uomo dagli occhi a palla, legato, imbavagliato ed incappucciato chissà cosa gli potesse fare.
Non si calma, non si calma per un bel po’, neanche quando vede che quell’uomo inerme non è Ben, il suo carceriere.

La sua reazione spropositata non ha nulla d’attinente con la realtà della situazione, son solo le sue paure dell’essere di nuovo imprigionato, che poi hanno radici profonde nel passato, a quando lui aveva 8 anni, passivo e imprigionato dalla paura sotto a quel letto in una stanza buia, il voler scappare assolutamente da quella situazione dolorosa, come lo è stata la prigionia ad Alcatraz.

Il totale disorientamento nel non capire la ragione del gesto di Locke, come non capiva quelli di Ben, come non capiva ancor prima quelli del padre e della madre.
Solo il terrore irrazionale.

Solo le prime parole di Cooper l’hanno riportato alla realtà, l’hanno fatto calmare e un minimo capire il perché Locke l’avesse chiuso lì dentro. Lì si ferma e riinizia a far funzionare il cervello sull’istinto incontrollabile del terrore.
Si ferma e vuole capire, si distacca e inizia il suo istinto di curiosità, poi capisce il perché, il perché di tutto.
“Con” ………“Tom Sawyer”.

Ha davanti l’unico obiettivo e scopo della sua vita, dire il suo dolore e la sua immensa perdita a quell’uomo, farlo soffrire per tutto quello che ha causato, come lui soffre profondamente per quello che è diventato e per quello che fa a se stesso e agli altri. Ma con quel “bla bla bla”, con la derisione della sua sofferenza e con lo stracciare la lettera James si rende conto che quello non è un uomo.

Ma per me lo uccide quando si sente dire l’atroce verità, quella che non s’era mai voluto dire, quella impensabile, ininnominabile, talmente inaffrontabile da doverne trovare un’altra, una sostituta più accettabile, un capo espiatorio, una personificazione che giustificasse tutto il suo odio, il suo dolore e la sua vendetta, perché è difficile arrivare ad odiare dei genitori, a dare a loro la colpa delle proprie sofferenze, dire che si è zoppi emotivamente nella vita perché loro non ti amano o non ti hanno amato abbastanza.
Locke non ci riesce, e neanche James c’è mai riuscito, anche se “deve essere stato difficile per te”. Ammettere che i tuoi genitori Non ti amano e non ti hanno mai amato. Troppo atroce da ammettere, diamo la “colpa” a qualcun altro, a Tom Sawyer, a Wayne (per Kate). È l’altro che ci ha tolto l’amore di nostra madre, non è nostra madre incapace d’amarci, uccidiamo l’altro, è lui il nemico, è lui il cattivo, è su di lui che possiamo incanalare il nostro odio e vendetta, non si può sulla propria madre.

Non so se da questa esperienza James si renderà conto che lui Non è Sawyer, non lo è mai stato e mai riuscirà ad esserlo, per quanto finga e si mascheri. Sawyer non è un uomo, non è umano, non ha sentimenti, non prova pentimento, dolore e sofferenza per quello che fa, tutto quello che invece ha sempre provato James.
Non so se si riuscirà a rendere conto che per lui Sawyer è sempre e solo stata una maschera dove nascondersi dal dolore che provava, per sembrare forte, inscalfibile, intoccabile, insensibile, per far vedere che a lui “non importa”, per far vedere che “So don’t pretend like you don’t care!“, ecco James che fa per difendersi, e solo Kate l’ha capito.

(autrice: losttuttalavita)

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