Damon Lindelof e il porno… delle catastrofi

a_250x375L’ha definito così il nostro caro produttore Lost Damon Lindelof, “destruction porn”, il porno delle distruzioni e catastrofi, riferendosi ai suoi ultimi lavori cinematografici.

I film stile Marvel o con i supereroi sono i principali benefattori della barca di soldi che gli Studios distribuiscono alla cinematografia, consci dell’effetto “porno” che hanno questi film, che perlopiù riescono a sbancare il botteghino grazie ai vari affezionati, chiamati genericamente nerd.

Damon, dopo gli impegni con Star Trek Into Darkness, Prometheus, World War Z dichiara di sentirsi “un po’ spento” a riguardo.

In un’illuminante intervista a “Volture”, Lindelof offre uno sguardo all’interno del gigantismo autodistruttivo di Hollywood – come l’approccio “gonfia drammi” trasformi anche il più intimo e profondo dramma in un’epopea di supereroi epici e perché è così difficile, anche per loro autori e/o registi, opporsi a questa tendenza.

Lindelof si lamenta dell’enfasi attuale che l’industria utilizza, chiamati da lui “i momenti trailer”

Viviamo in un mondo commercializzato dove devi uscirtene con i “trailer moments” e far apparire il tutto grande e impressionante e soddisfacente, specialmente nei film che escono d’estate. Ma ultimamente, mi sento davvero – anche da “fornitore” – demotivato da questo “porno delle catastrofi” che ha preso piede, specialmente durante l’ultima stagione estiva. E, di nuovo, sono colpevole anche io. E’ difficile non farlo, specialmente  perché un film, se eseguito bene, va in crescendo.

Parte del problema, spiega, sono le aspettative del pubblico, estremamente cambiate negli anni.

Quando spendi più di cento milioni di dollari per un film, devi salvare il mondo. Once you spend more than $100 million on a movie, you have to save the world. Partendo da lì, devi praticamente creare un MacGuffin* basato sul fatto che se neutralizzano questa cosa, o se chiudono quel portale lì, o se disattivano la bomba, o se trovano quella cura, alla fine il mondo verrà salvato, e i modi per farlo a quel punto sono molto limitati. E diventi schiavo del sistema. Non mi sto giustificando, dico solo che comincia tutto così. Ai vecchi tempi, era soddisfacente che tutti i Superman salvassero solo Lois da un terremoto californiano. La Faglia di Sant’Andrea si apriva in due e mezza California rischiava di finire nell’oceano. Era abbastanza grande e imponente come costrutto allora.Ma fatto quello, adesso si percepisce un senso di più grande, più bello, più veloce, già visto.

Damon Lindelof continua il suo sfogo, citando il folcloristico John Henry che, con il suo martello rappresenta un concetto piccolo ma con una intera nuances di personalità e narratività; un rifacimento moderno, sotto i canoni di Hollywood, lo renderebbe un supereroe migliore sicuramente, con una missione più grande e potente…ma con molte meno sfumature.

Davvero interessante questo spiccato di vita/business su Hollywood. E c’è dell’ironia nel fatto che provenga proprio da un autore e produttore di film “catastrofici” ad alto budget, ma è un ulteriore segnale dell'”Implosione” predetta anche da Steven Spielberg e George Lucas dell’attuale sistema hollywoodiano. Ci sarà da preoccuparsi, a questo punto?

fonte: volture.com

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