Lost: Nessun posto è bello come casa propria

Tradotto malissimo in italiano con “casa dolce casa”, da il senso a questo finale di 4° stagione.

Anche quando 6 superstiti della Oceanic son riusciti a tornare all’agognata “bella casa”, dopo tutto quello che è accaduto, non riescono a ritornare nei loro panni precedenti allo schianto del volo 815, si può far finta di nulla, si possono rincollare i cocci delle proprie esistenze ma non si riesce a far finta che niente sia accaduto, che tutto sia magicamente “sparito”… prima o poi i conti tornano.
Come un sasso lanciato nel mare, che sparisce e lascia cerchi concentrici che increspano il mare, questo accade ai nostri “sopravvissuti”, non riescono più a vivere, non riescono più a trovare una felice dimensione a Casa.
L’eco li sveglia nella notte, gli ricorda che bisogna tornare indietro, che bisogna tornare a Casa, l’Isola, prima che sia troppo tardi, non si può mentire a se stessi, gli amici abbandonati tornano a chiamarli, a giocare a scacchi con loro, come la morte con la vita.
Come, nell’agognata fuga, non si riesce ad uscire da quel circolo vizioso, si gira in tondo, come Desmond sull’Elisabeth, come chiusi in una palla di vetro, si torna a perpetrare tramite sempre i soliti gesti, come schiacciare un bottone ogni 108 minuti o salire e scendere da tutti i voli Oceanic.
Non si può sfuggire al proprio destino, nemmeno a casa, nemmeno fingendo che tutto sia perfetto, nemmeno correndo su una Camaro rossa, appena ci si guarda allo specchio ci si ricorda di chi si è lasciati indietro, degli errori commessi, di non aver ascoltato gli amici a cui si chiede “perdono” in punto di morte.
Perché “se non si vive insieme si muore da soli” perché se “ognuno pensa a se stesso” si finisce in manicomio, si finisce nelle solite e nuove proprie guerre interiori, si finisce sul cornicione di un ponte, si finisce a sobbalzare nel cuore della notte e si va a chiedere “perdono” a chi era innocente e ha pagato, anche per chi ha scelto di fuggire al proprio destino, per chi ha abbandonato l’Isola e i propri amici, quelli veri, quelli altruisti, quelli che si sono sacrificati per salvarli tutti, per chi non ha scelto case scintillanti, che fatalmente si sono trasformate in gabbie dorate popolate di fantasmi, rimorsi, sensi di colpa.
Per trovare pace bisogna tornare a Casa, bisogna tornare all’Isola che non c’è più, bisogna trovare se stessi perché nella fuga si sono Lost, come cani abbandonati tenuti in gabbia in uno scantinato.

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